Intervento di Giuliana Mieli

“GENITORIALITA’ ED ETICA”

GIULIANA MIELI –   psicoterapeuta esperta nella formazione affettiva del personale medico e paramedico. Specializzata nella cura e prevenzione dei disturbi affettivi della gravidanza e del puerperio. Ha pubblicato: “Il bambino non è un elettro-domestico. Gli affetti che contano per crescere, curare, educare”, Feltrinelli, 2009

Alcuni passaggi dell’intervento – contributo di Laura Calvani

“È essenziale oggi una collaborazione tra tutte le diverse discipline, anche perché la ricerca procede velocissima e l’essere umano è veramente complesso. Sarebbe etico stabilire questa collaborazione, ma invece questo non accade: siamo molto lontani dall’etica, non sappiamo cooperare e sentirci sicuri nel permettere l’espressione dell’altro. Inoltre abbiamo perso la fiducia nei cosiddetti ‘esperti’ di qualunque settore, dalla politica alla medicina, siamo arrivati al punto che dobbiamo informarci da soli per capire come muoversi (vedi l’esempio dei vaccini). La fiducia è fondamentale per la sopravvivenza della collettività, e la sua perdita minaccia la nostra esistenza. La perdita di fiducia trova la sua giustificazione da molti punti di vista, basti pensare che anche gli ospedali non sono più in grado di dare ciò di cui abbiamo bisogno. È incredibile che ancora non passi il messaggio che dietro ogni malato non c’è solo un corpo da curare, ma un’intera persona che ha bisogno di affetto e comprensione.

La società è del tutto inadeguata a fornire i contesti necessari anche solo per una nascita giusta e tranquilla; si aprono gli asili nido perché le mamme sono costrette a lavorare, oppure dobbiamo affidare i figli ad altre donne estranee; i ritmi della vita non sono adeguati alle necessità del neonato, e costringiamo i nostri piccoli ad avanzare correndo dietro al nostro passo, anziché essere noi ad adeguare il nostro passo al loro.

La violenza è arrivata a un livello sconvolgente, su grande e piccola scala. Basti pensare alla violenza sulle donne, ed a questo proposito si sente affermare che sia forse il femminismo la causa, ancora si affermano teorie manichee, anziché comprendere che gli opposti si integrano. L’altro giorno sentivo una dichiarazione di Dacia Maraini che continuava a ripetere: “La natura dell’uomo è violenta, è egoista, aggressiva”, proprio come sosteneva Freud; ma la scienza moderna contraddice questa affermazione. Già Darwin sosteneva che nel nostro cammino evolutivo vediamo comparire e affermarsi sempre più l’etica e la collaborazione, che prima non esistevano – anche se poi nell’Ottocento gli sono state attribuite tutt’altre tutt’altre parole.

Mi chiedo come mai ancora non riusciamo ad andare oltre il piano materiale. La psicologia moderna afferma tante cose importanti sulla nostra natura, ma vengono sistematicamente misconosciute, in particolare qui in Occidente, da dove ha ricadute gravissime sul mondo intero; la scienza pretende ancora il primato e fa piazza pulita di tutto il resto, mantenendo ancora una separazione netta ed erronea tra spiritualità e materia, tra corpo e mente. Il pensiero scientifico è lineare e segue una catena di causa-effetto, ma questo atteggiamento trascura completamente la complessità, dove le concause formano una rete molto più ampia. Già Einstein ed Eisenstein sostenevano che questo principio della causa-effetto vale solo per la realtà di medie dimensioni: quando si entra nell’infinitamente grande o nell’infinitamente piccolo non funziona più così, perché compare la soggettività, la percezione individuale, che soppianta l’oggettività: l’oggettività su quei livelli scompare.

Nell’essere umano c’è una forte componente etica ed emotiva, ma è sempre stata trascurata. Le femmine e i maschi hanno una visione diversa, ma le due sono complementari. Davanti a un qualsiasi evento, femmine e maschi lo vedono diversamente, ma nella storia ciò che la donna vede non è mai stato considerato.

La psicologia va inserita nella filosofia, altrimenti quest’ultima resta monca e inefficace; Kant diceva che accanto alla “ragion pura” dev’esserci sempre una “ragion pratica”. Solo per fare un esempio, tutti sappiamo che i lutti vanno elaborati, altrimenti quel dolore ritornerà sempre; ebbene, non ci hanno permesso di elaborare i pesantissimi lutti del Novecento: appena finita la seconda guerra mondiale hanno voluto girare pagina e non parlarne più, ci hanno distratto col boom economico, con le ricostruzioni e le prime repubbliche, ma questo è drammatico, significa che quel lutto si riproporrà ancora.

Senza la cura dell’altro non c’è possibilità di sopravvivenza della specie, e la cura presuppone modalità affettive pure, sia femminili che maschili. Dobbiamo dare spazio alle opportunità, perché è proprio la molteplicità delle possibilità d’azione che rende possibile la scelta, e quindi l’etica; ad esempio, le donne non hanno solo due ovulazioni all’anno, ma una al mese: questo significa un enorme accrescimento di possibilità, e quindi accrescimento dell’etica. Ma il percorso medicalizzato non è certo quello che favorisce l’ambiente adatto per affrontare con consapevolezza questa opportunità che la natura ci offre.

L’utero rende l’ambiente del bambino indolore, un luogo-tempo di assoluto benessere; nella nostra vita non ritorneremo mai più a quell’ambiente, eppure non lo dimentichiamo mai. Questo ricordo è lasciato in noi appositamente, affinché ricerchiamo sempre quella felicità pura e gratuita che abbiamo perso, in cui potevamo essere esattamente noi stessi senza paura; dare agli altri un’opportunità di ritrovare quell’ambiente (o qualcosa di simile) è l’atto etico della cura; ricercarla per sé è prendersi cura di sé – non è egoismo, è essere etici con se stessi.

La gravidanza e la maternità sono le condizioni etiche per eccellenza: il corpo delle donne si allarga per fare posto a un’altra persona al suo interno, ma al tempo stesso la contiene entro un limite sicuro e salvifico; questo atteggiamento va conservato anche dopo: i nostri figli vanno accettati, dobbiamo dare loro tutto il posto che meritano, ma nel contempo li dobbiamo contenere, altrimenti non riconoscono il limite di sicurezza e si espongono ai rischi più gravi. La velocità del mondo odierno non aiuta questa accettazione/contenimento: tutto va in fretta, il parto deve svolgersi entro certe ore, lo svezzamento è precoce, l’abitudine ad evacuare nel vasino è sempre più anticipata (seguendo il tempo naturale, il controllo degli sfinteri compare solo dopo i tre anni), l’educazione si sta facendo sempre più rapida e accelerata. Ma a cosa porta tutto questo?

È importante anche imparare ad equilibrare l’accettazione e l’allontanamento; dopo tutto, il primo atto volontario che accade tra madre e figlia/o è quello di separarsi. Vorrà pur dire qualcosa!

In conclusione, il mondo di oggi (e in particolare quello politico) non conosce la cura di cui ha bisogno l’essere umano per crescere bene e diventare un adulto etico. Sarebbe molto importante che tutte le istituzioni, a partire da quelle economiche, ma anche quelle mediche, sociali ed educative, si basassero come prima cosa sui valori della genitorialità.”

Risposta alla domanda se le donne possono essere etiche in un mondo che è l’inverso:

“L’etica femminile non è che non esista, ma non si vede, perché non può esprimersi, è un’etica sommersa. Perciò è molto importante dare voce alle donne e imparare a de-condizionarci; il sistema fa di tutto per impedire il de-condizionamento. È urgente superare il misconoscimento delle donne e far emergere quello che non è mai emerso (o che non emerge ormai da troppo tempo e abbiamo dimenticato).”

 Abstract dell’intervento al convegno
“Di fronte alla violenza dilagante sul pianeta (terrorismo, femminicidio, governi autoritari, insensibilità diffusa verso le sofferenze di chi fugge da carestie e guerra) si ripropone spesso il tema dell’aggressività insita nell’essere umano. Il contributo della psicologia a questa riflessione va nel senso invece del disvelamento di una naturale disposizione verso l’empatia e la solidarietà, la relazione e la condivisione. Cosa dunque stimola e scatena tanta rabbia?
La relatrice considera cruciale per un cambiamento uno studio scientifico delle emozioni nel loro fondamento biologico, totalmente trascurato nello sviluppo filosofico e scientifico della cultura occidentale.
Una nuova sensibilità verso tali temi è comparsa non a caso alla fine della seconda guerra mondiale quando un secolo di lutti sconvolgenti ha aperto qualche spiraglio di riflessione verso una valutazione più attenta della complessità dei bisogni dell’essere umano a partire dalla sua marcata fragilità e dipendenza infantile.
Solo una riconsiderazione dell’importanza della cura nello splendido incrocio della competenza femminile e maschile biologicamente fondate può aprire verso una correzione dell’organizzazione sociale e economica che integri finalmente la lettura dei bisogni emotivi degli esseri umani e li ponga come fondamento di una nuova società che metta il rispetto dell’individuo a partire dalla nascita al centro dello scambio fra gli uomini.
Solo la conoscenza della natura umana nella sua splendida complessità può infatti ispirare il cambiamento verso la sua piena realizzazione.”

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